martedì 7 febbraio 2012

Discothoughts

Il 4 è stato il mio compleanno. Doug mi ha mandato dei fiori, Elisa mi ha chiamata, di James nessuna notizia. Avevo bisogno di lasciarmi andare e sono stata ad una serata di musica house (perché hanno anche il coraggio di chiamarla musica). Perché l'ho fatto? Per provare a non pensare, cercare di essere qualcun altro per una sera soltanto.

Esco di casa con ben poco addosso, pensando al calore dei corpi sudati che ballavano senza sosta, ma ho dovuto fare i conti con il gelo di una sera invernale e con la neve che iniziava a fioccare. Prendo la macchina intenzionata a raggiungere al più presto il locale fuori città, ma sono obbligata a guidare con cautela, non ho ancora iniziato a pagare le rate della Superb Laurin & Klement uscita dal concessionario poco più di due mesi fa. La strada mi appassiona, mi fa ancora percepire un po' di quella vita che mi sono lasciata alle spalle. Accendo una sigaretta ed il fumo inonda l'abitacolo. Aspiro con enfasi, butto fuori dal finestrino quel calore di tabacco e anidride carbonica in una nuvola che si disperde nel vento gelido.

Il locale è pieno di gente, ragazzine che muovono il culo, maschi arrapati che grondano di sudore e alcool e mi sento particolarmente a disagio. Non è questo il mio mondo, ma sono qui proprio per dimenticare chi sono. Mi avvicino al bancone del bar per un Cosmopolitan, il secondo da quando sono sveglia. La vodka brucia in gola, che sensazione indescrivibile, un brivido mi percorre la schiena e d'un tratto comincio a ballare. Mi abbandono tra le braccia della folla, persa, per mia volontà, in un vortice di suoni troppo alti e voci urlate tra le luci stroboscopiche. Le inibizioni scompaiono al terzo cocktail. Da lì ricordo solo mani che mi toccano, morsi sul collo e le mie mutandine ormai troppo bagnate. Nel bagno del locale si consuma il mio orgasmo proibito.

La mattina seguente ho trovato nella borsetta un bigliettino con un numero di telefono ed un nome: Pierre. E' finito nella spazzatura. Tanti auguri a me.

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